Il Super Indice AIBE dell’attrattività dell’Italia 2021

Il Super Indice AIBE dell’attrattività dell’Italia 2021

7 Luglio 2021 Corporate Finance News 0

Italia al 9° posto su 18 Paesi per attrattività

Come ogni anno, anche nel 2021 l’Osservatorio AIBE si è focalizzato sul monitoraggio dell’attrattività dell’Italia nel mondo.

Il 2021, tuttavia, segna un momento di passaggio e di innovazione per l’Osservatorio e per l’Indice AIBE rispetto alle edizioni precedenti. Al fine di ottenere una maggiore capacità interpretativa del posizionamento dell’Italia rispetto ai flussi di investimento esteri, è stato sviluppato un Indice originale con l’obiettivo di pervenire ad una sintesi delle tante metodologie e rilevazioni che negli ultimi anni si sono susseguite sul tema dell’attrattività

Il Super Indice AIBE è applicato ai Paesi appartenenti al G20, di cui quest’anno l’Italia ha assunto la presidenza. Nella costruzione dell’Indice non sono incluse l’Unione Europea, per motivi legati ai livelli di aggregazione degli indicatori, e l’Arabia Saudita, per un’incompleta disponibilità di dati.

L’Indice è basato su dodici indicatori, di cui quattro di carattere strutturale e otto derivanti da altrettante survey condotte da istituzioni e organizzazioni di rilievo internazionale. In particolare, sono stati utilizzati:

  1. il Pil pro capite (in parità di potere d’acquisto – fonte Ocse);
  2. la quota di popolazione in età lavorativa (15-64 anni – fonte Ocse);
  3. gli investimenti diretti esteri (in % del Pil, fonte Banca Mondiale);
  4. le esportazioni (in % del Pil, fonte Banca Mondiale);
  5. l’Indice di Capitale Umano (Human Capital Index – fonte Banca Mondiale);
  6. Doing Business (fonte Banca Mondiale);
  7. l’Indice di Percezione della Corruzione (Corruption Perception Index – fonte Transparency International);
  8. l’Indice degli Adempimenti Fiscali (Ease of paying taxes – fonte PricewaterhouseCoopers);
  9. l’indice di Performance Logistica (Logistic Performance Index – fonte Banca Mondiale);
  10. l’indice di Performance Ambientale (Environmental Performance Index – fonte World Economic Forum);
  11. l’indice di Digitalizzazione (Country Digital Readiness Index – fonte Cisco);
  12. l’indice dello Stato di Diritto (Rule of Law Index – fonte World Justice Project)

Per ciascun indicatore sono state selezionate le annualità più recenti a disposizione per tutti i 18 Paesi.

Al fine di standardizzare le diverse variabili considerate, è stato assegnato un valore pari a 100 per il Paese più attrattivo e pari a 0 per il Paese meno attrattivo. Il valore dell’Indice attribuito ai Paesi determina una graduatoria che riflette la posizione assoluta e relativa delle economie prese in esame.

Gli esiti dell’elaborazione assegnano il primo posto alla Germania (score 100), seguita a stretto giro da Canada (94,8) e Australia (92,1). La Corea del Sud si colloca in quarta posizione (86,6), mentre Regno Unito, Stati Uniti e Francia occupano rispettivamente la quinta, la sesta e la settima posizione.

Nella parte bassa della classifica si posizionano l’Argentina, il Brasile e l’India.

L’Italia (54,5), si stabilisce al nono posto, subito dietro il Giappone (61,8) e leggermente al di sopra del valore mediano (49,2).

Analizzando nel dettaglio il ranking dell’Italia rispetto ai diversi indicatori, si rileva che i punti di debolezza del nostro Paese sono:

  • il trattamento fiscale (adempimenti, procedure e tempistiche assegnano al nostro Paese il 17° posto nell’Easy of paying taxes);
  • la quota di popolazione in età lavorativa (15° posto);
  • la quota di investimenti esteri sul Pil (12° posto);
  • la capacità di fare business (12° posto);

I punti di forza, invece, sono rappresentati dall’Indice di Performance Ambientale (6° posto) e dall’Indice di Performance Logistica (7° posto).

Con riferimento a tutte le altre variabili considerate, il nostro Paese si colloca nella media del campione analizzato, ossia tra l’ottava e la nona posizione. Da sottolineare il posizionamento dell’Italia nell’Indice dello Stato di Diritto (9° posto), ultima tra le economie più avanzate.

Sul piano della digitalizzazione, infine, l’esito del confronto pone il nostro Paese in nona posizione ma, dato il peso specifico che i processi di innovazione basati sul digitale stanno assumendo negli ultimi anni (soprattutto sulla scia degli impatti ascrivibili al Covid-19), è legittimo individuare in questo ambito uno degli elementi più rilevanti su cui misurare le prospettive di crescita e di attrattività.

In conclusione, ancora una volta l’Italia si rivela poco attrattiva per gli investitori esteri. Partendo da tale presupposto, le tante attese nei confronti del Piano di Ripresa e Resilienza dell’Italia sono più che legittime.

La speranza è che le ingenti risorse previste dal Piano possano consentire al nostro Paese di effettuare interventi mirati al fine di superare le criticità da cui è storicamente affetto, intraprendendo in tal modo un percorso di crescita e di allineamento nei confronti dei Paesi più virtuosi.

A cura della Divisione Corporate Finance di Consilia Business Management

 

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