Presenza e contributo delle banche e degli intermediari esteri al sistema economico-finanziario italiano

Presenza e contributo delle banche e degli intermediari esteri al sistema economico-finanziario italiano

27 Ottobre 2020 Corporate Finance News 0
L’ANNUAL REPORT PROMOSSO DALL’AIBE E CURATO DA CONSILIA BUSINESS MANAGEMENT CON L’OBIETTIVO DI MONITORARE LA PRESENZA E IL CONTRIBUTO DELLE BANCHE E DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI ESTERI AL SISTEMA ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO, COMPIE 10 ANNI.

Come dimostrano i dati di sintesi riportati nel report 2020 e di seguito in breve presentati, gli operatori esteri continuano a guardare con grande attenzione verso il nostro Paese e ciò nonostante la fase di instabilità finanziaria e di recessione economica che, a partire dal mese di febbraio 2020, stiamo vivendo a seguito della pandemia COVID-19.

I dati del 2019 indicano con chiarezza che siamo nel mezzo di un punto di svolta decisivo. 

Come ribadito, dal Presidente dell’Associazione AIBE, questa crisi offre all’Italia una opportunità straordinaria, un’occasione unica e irripetibile per completare riforme strategiche, sul fronte della burocrazia, della giustizia, del fisco e in altri ambiti che da troppo tempo rappresentano i principali punti di debolezza della competitività del nostro Paese su scala internazionale, nonché fattori di ostacolo agli investitori esteri. Si tratta di un’opportunità unica per continuare ad attrarre capitali privati dall’estero: “Le banche internazionale hanno negli ultimi decenni sempre supportato l’economia italiana ed i suoi debiti anche nei momenti di maggior difficoltà. Ora guardano a questo straordinario momento come un’opportunità unica, un appuntamento con la storia che il nostro Paese non può mancare”

Highlights e dati di sintesi del decimo Rapporto Aibe

Dati strutturali e crediti alla clientela

A fine 2019, le filiali di banche estere in Italia sono 78.

Alla stessa data, secondo fonti Banca d’Italia, la quota di mercato delle banche estere – in termini di impieghi complessivi alla clientela – si è attestata pari al 15,6%, in lieve crescita rispetto al dato di fine 2018.

In termini di composizione settoriale, famiglie e società non finanziarie sono rimaste i clienti predominanti delle banche estere, con una quota di mercato pari, rispettivamente, al 22,6% e al 14,9%.

Attrattività del sistema-Italia e ruolo degli investitori esteri sul debito pubblico

Secondo i risultati della prima “Instant Survey sull’attrattività del Sistema-Italia” condotta da Aibe, in collaborazione con il Censis, l’Italia si posiziona all’ ottavo posto (rispetto ai 10 principali paesi a livello internazionale) in termini di capacità di attrarre investimenti esteri.

Non a caso, a fine 2019, gli investimenti diretti esteri (IDE) in Italia evidenziano un flusso in entrata di circa 27 miliardi di dollari, equivalente a circa l’1,3% del PIL, con un rapporto tra stock di IDE e PIL del 22%, distante dai principali competitor europei.

Il ruolo degli investitori esteri sul debito pubblico

Nel 2019 il debito pubblico italiano è cresciuto dell’1,2%, raggiungendo i 2.410 miliardi di euro.

L’ammontare dell’indebitamento lordo detenuto da investitori non residenti è stato di circa 760 miliardi di euro (+78 miliardi di euro), pari al 31,5% dell’indebitamento lordo totale, in aumento di circa 3 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

Nel corso del primo semestre dell’anno in corso, a seguito dell’incremento della volatilità sui mercati finanziari, anche connesso allo scoppio della pandemia Covid-19, lo stock di titoli pubblici italiani detenuti da investitori non residenti è sceso a 688 miliardi di euro: la quota di fine periodo è simile a quella di fine 2018, il valore minimo registrato nell’ultimo decennio.

Il sostegno agli investimenti

Nel corso del 2019, le banche e gli intermediari esteri hanno svolto un ruolo primario a supporto degli investimenti delle imprese italiane, seppur a fronte di una contrazione generalizzata dei mercati di riferimento, specificatamente i) mercato dei prestiti sindacati, ii) mercato dell’M&A e iii) comparto del private equity e del venture capital. In leggera ripresa, il mercato delle cartolarizzazioni.

In particolare, si rileva che nel 2019

  • il mercato italiano dei prestiti sindacati è calato – in termini di controvalore emesso – da 67 a 40 miliardi di euro. In siffatto scenario, i bookrunner esteri hanno partecipato al 73% dei collocamenti, in via esclusiva (11% del totale) o in consorzi internazionali con banche domestiche (62% del totale);
  • il mercato italiano dell’M&A, ha subìto un significativo ridimensionamento in termini di valori, passando da circa 94 miliardi di euro nel 2018 a poco più di 52 miliardi di euro. Per quanto riguarda i volumi, invece, l’attività di M&A in Italia ha continuato a crescere, con un record assoluto di 1.085 transazioni completate. In tale contesto, le operazioni cross-border in entrata sono state 317 (30% del totale), per un controvalore di circa 18 miliardi di euro (34% del totale, in aumento di circa 14 punti percentuali rispetto al dato del 2018). Le prime dieci operazioni più rilevanti sono state proprio “estero su Italia”. Gli advisors esteri sono stati coinvolti nell’81% delle operazioni (in valore);
  • il mercato italiano del private equity e venture capital ha registrato la chiusura di 370 operazioni, per un controvalore complessivo di circa 7,2 miliardi di euro, in calo rispetto ai 9,8 miliardi del 2018. In siffatto scenario, gli operatori internazionali hanno investito circa 4 miliardi di euro, circa il 56% dell’ammontare totale. Con riferimento alla raccolta si è registrato un forte calo, con valori dimezzati, a 3,4 miliardi di euro, rispetto al dato del 2018 (7,4 miliardi), che ha interessato sia la raccolta indipendente, sia i fondi pan-europei con base in Italia;
  • il mercato italiano delle cartolarizzazioni (ABS e MBS) ha confermato il suo trend di ripresa (7,8 miliardi di euro), sebbene i volumi complessivi delle operazioni di ABS e MBS siano ben al di sotto dei volumi pre-crisi finanziaria del 2007. Si conferma l’importanza del contributo degli operatori esteri. Nel 2019 tutte le emissioni, tranne una, sono state assistite da almeno un bookrunner estero.

Export Finance

Secondo i dati del gruppo SACE, nel 2019 le garanzie finanziarie prestate a supporto della crescita delle imprese italiane all’estero sono passate da 18,8 miliardi di euro a 11,0 miliardi di euro; nel primo semestre 2020 si sono attestate a 4,2 miliardi.

Nel 2019, le attività di SACE a sostegno dell’export incidono per circa il 74% del totale (8,1 miliardi di euro). Il restante 26% è rappresentato dalle risorse finanziarie a sostegno dell’internazionalizzazione (2,8 miliardi di euro).

Oltre la metà (56%) delle garanzie concesse ha sostenuto prestiti erogati alle imprese da operatori stranieri. I principali operatori stranieri provengono da Francia (28% delle garanzie finanziarie), Regno Unito (7%) e Spagna (6%).

Il mercato dei capitali di debito e di rischio

Nel 2019 il mercato dei capitali di debito e di rischio hanno registrato un trend crescente, che ha visto confermato il ruolo primario degli operatori esteri.

Con specifico riferimento al Debt Capital Markets, si rileva che nel 2019 il controvalore complessivo delle emissioni si è attestato pari a circa 140 miliardi di euro, in significativa crescita rispetto al 2018 (+57 miliardi di euro). In tale comparto, le emissioni assistite da almeno un intermediario estero sono state pari al 91% del mercato totale in termini di deal value (81% nel 2018).

Nelle tranche di maggior valore (almeno 1 miliardo di euro), i bookrunner stranieri risultano presenti in 31 delle 34 operazioni, per un valore totale di circa 63,7 miliardi di euro, pari al 45% del totale. Sebbene l’incremento delle operazioni di dimensioni rilevanti abbia contribuito allo sviluppo di tale mercato, lo stesso si presenta sottodimensionato rispetto a quello di Paesi competitor, quali Francia, Germania e Regno Unito.

Con riferimento all’Equity Capital Markets, nel 2019 si sono registrate operazioni per circa 7 miliardi di euro, in significativo aumento rispetto al 2018 (+ 2,1 miliardi di euro). In tale contesto, gli operatori esteri sono stati coinvolti in 33 operazioni (60% del totale in volume, ma ben il 97% in valore). Tutte le operazioni di maggiore dimensione sono state assistite da bookrunner esteri.

Anche nel primo semestre dell’anno in corso, i mercati dei capitali registrano un trend di crescita, con la conferma del ruolo degli operatori esteri.

La pandemia ha verosimilmente modificato le decisioni di funding delle imprese: operazioni di espansione e crescita strategica sono state rinviate, mentre – all’opposto – possiamo ipotizzare che sia cresciuta la domanda di liquidità e credito di breve termine per fare fronte a disequilibri di bilancio conseguenti alla recessione.

Focus sul mercato italiano del Private Debt e dei MiniBond

Nel primo semestre del 2020 sono stati raccolti sul mercato italiano del debito privato 195 milioni di euro, in crescita del 10% rispetto ai 178 milioni di Euro del primo semestre del 2019. Con riferimento alla provenienza geografica, nel primo semestre la componente estera è stata pari al 51%.

In termini di capitale investito, nel primo semestre dell’anno 16 operatori hanno investito 423 milioni di euro, circa il 21% in meno rispetto al primo semestre 2019. Escludendo le piattaforme di finanziamento, il 44% dell’importo è stato investito da soggetti esteri, che hanno effettuato il 9% delle operazioni.

Interessante anche scoprire il peso degli investitori istituzionali stranieri sul mercato italiano dei Minibond: secondo l’Osservatorio Minibond della Scuola di Management del Politecnico di Milano, nel mercato italiano dei Minibond, i fondi esteri detenevano, a fine 2019, una quota di mercato dell’11%, in calo rispetto al 25% del 2018 soprattutto per effetto di una maggiore offerta domestica e il peggioramento delle condizioni economiche del nostro Paese che, ancor prima dello scoppio della pandemia, evidenziavano il rischio di stagnazione e performance più basse rispetto ai principali competitor.

Risparmio gestito

Nel 2019 la massa gestita (Assets Under Management, AUM), sia relativa alle gestioni collettive sia alle gestioni di portafoglio, è passata da 2.017 a 2.307 miliardi di Euro (+ 14% su base annua). A fine 2019, il patrimonio riconducibile a gruppi esteri è pari a circa 743 miliardi di Euro, corrispondente al 32,2% del mercato (32,9% a fine 2018).

Nei fondi pensione (circa 66,4 miliardi di euro di AUM) la quota di mercato riconducibile a soggetti esteri è pari al 58% (38 miliardi di euro), ed è particolarmente elevata (73%) nei fondi negoziali.

Credito specializzato

I dati del 2019 relativi al settore del credito specializzato evidenziano una sostanziale conferma della quota di mercato detenuta da operatori esteri.

In particolare, nel mercato del leasing, a parità di controvalore (7,6 miliardi di euro), tale quota è aumentata di poco più di punto percentuale (al 27%).

Nel mercato del factoring, a fronte di una crescita del mercato, la quota di mercato degli operatori esteri è rimasta stabile, pari a circa il 17% in termini di turnover e pari a circa il 16% in termini di stock di crediti outstanding a fine anno.

Nel credito al consumo, infine, la quota dei soggetti esteri è pari al 46% in termini di flussi complessivi di credito erogato (35 miliardi di euro a fronte di un totale di mercato pari a circa 77 miliardi di euro).

La penetrazione delle banche estere in un campione di Paesi europei

La presenza e il contributo delle banche estere nei mercati del debito e dei capitali in un campione di quattro Paesi europei (Francia, Germania, Spagna e Regno Unito) evidenzia risultati non dissimili da quanto rilevato sul mercato italiano.

Con riferimento al debito pubblico, l’Italia nel 2019 presenta il dato più basso di quota di debito pubblico detenuta da operatori esteri (circa 32%). Solo il Regno Unito ha un dato simile (36%), mentre Francia, Spagna e Germania sono rimaste stabilmente sopra il 50% (valore medio 59% a fine 2019).

Relativamente ai prestiti sindacati, il ruolo degli operatori esteri si conferma significativo in tutti i mercati geografici considerati: la loro quota di mercato in ciascun Paese analizzato è, in media, superiore al 70%.




A cura della Divisione Corporate Finance di Consilia Business Management





 

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